Riflessioni sull' Inner Game - Parte Prima

Un bambino stava a guardare il venditore di palloncini alla fiera del villaggio.

L’uomo era evidentemente un ottimo venditore, poiché lascio andare un palloncino rosso, che salì alto nel cielo, attirando così una folla di aspiranti piccoli clienti.

Slegò poi un palloncino blu, e subito dopo uno giallo e un altro bianco, che volarono sempre più in alto finché scomparvero.

Il bambino continuava a fissare il palloncino nero e finalmente domandò:

«Signore, se tu mandassi in aria quello nero, volerebbe in alto come gli altri?»

Il venditore rivolse al bimbo un sorriso affettuoso, poi strappò il filo che teneva legato il palloncino e, mentre saliva in alto spiegò:

«Non è il colore che conta. E’ quello che c’è dentro che lo fa salire».



Ho voluto inaugurare la sezione “Inner-Game” con questa storiella perché il suo significato arriva dritto al cuore e alla mente.



E’ una storia per farvi capire l’importanza dell’atteggiamento o inner game che dir si voglia.



Ma cos’è l’Inner Game? Proviamolo a spiegare con le parole del suo “inventore” W. Timothy Gallwey”:



“c’è sempre un gioco interno giocato nella nostra testa, indipendente dal tipo di gioco esterno a cui stai giocando. Quanto tu sei consapevole di questo può fare una buona differenza tra successo e fallimento nel gioco esterno” – Tim Gallwey



Gallwey come tutti gli pseudo-american-guru si preoccupa di farti avere quei cinque minuti di euforia (pick-state) seguiti da due settimane di depressione rasente il suicidio. E non si preoccupa assolutamente di capire quali sono le radici su cui si regge l’atteggiamento e come cambiarlo nel lungo periodo.



A questo riguardo ci viene in aiuto un simpatico indiano di nome Shiv Khera il quale, come tutti psicanalisti, sostiene che l’atteggiamento si forma nei primi anni dell’infanzia (fino a sei anni) e dipende da tre fattori:



-ambiente;



-famiglia;



-esperienze.



Quindi il nostro Atteggiamento si forma sulla base di questi 3 fattori e nei primi sei anni di vita. E se per caso cresco con un atteggiamento da sfigato, me lo devo tenere? Assolutamente NO! Quindi si può cambiare? Assolutamente SI!



To be continued…

Cmq non e facilissimo cambiare io per primo mi dico sempre mi lancio mi lancio poi quando e il momento non vado al di la ricambiare un sorriso a fare un saluto. E molto duro dopo anni di ammaestramento (perchè alla fine e questo che la società anche se spesso non se ne accorge ) ad essere umile,riservato,e poco appariscente

@Aigor76 3474 wrote:

Cmq non e facilissimo cambiare io per primo mi dico sempre mi lancio mi lancio poi quando e il momento non vado al di la ricambiare un sorriso a fare un saluto. E molto duro dopo anni di ammaestramento (perchè alla fine e questo che la società anche se spesso non se ne accorge ) ad essere umile,riservato,e poco appariscente




Aigor grazie per il commento.



Come dicevo nel post molto spesso ci vengono propinate dagli americani in primis, regole per cambiare “col solo battito delle mani”, ma non funziona così, ci vogliono mesi, anni. Tu giustamente introduci il discorso dell’ “outer game”, ed effettivamente l’inner e l’outer si integrano e vivono di pari passo.



E’ inutile ripetermi allo specchio che sono un figo se poi effettivamente non lo sono e prendo 10 pali su 10. E’ per questo che è importante ricevere dei feedback positivi sul campo che confermano il nuovo atteggiamento e più precisamente la nascente immagine di te stesso.



Inner e Outer sono due aspetti che dopo uno studio iniziale dovrebbero andare avanti di pari passo, per poter davvero migliorare.



Per concludere quoto in pieno quanto dici sulla società che cerca di renderci tutti uguale ed innocui. E su questo piano come mi diceva Aptero ieri sera c’è più da DIS-imparare che da imparare.



Questo è quello che penso.

@Kierkegaard 3476 wrote:

E’ inutile ripetermi allo specchio che sono un figo se poi effettivamente non lo sono e prendo 10 pali su 10. E’ per questo che è importante ricevere dei feedback positivi sul campo che confermano il nuovo atteggiamento e più precisamente la nascente immagine di te stesso


E’ quello che dico anch’io, ma nessuno mi crede.

Io ci credo.iconabest



Gioco interno ed esterno vanno di pari passo e si autorafforzano a vicenda in un circolo virtuoso, o si autodistruggono a vicenda in un circolo vizioso, quando va tutto a rotoli.



Ma se io dovessi dire a chi è agli inizi da cosa partire, senza dubbio gli suggerirei di rafforzare quello interno.

@John 3486 wrote:

E’ quello che dico anch’io, ma nessuno mi crede.




Da quando ho letto la tua firma sei il mio nuovo idolo. 14qw

@Shark72 3487 wrote:

Io ci credo.iconabest



Gioco interno ed esterno vanno di pari passo e si autorafforzano a vicenda in un circolo virtuoso, o si autodistruggono a vicenda in un circolo vizioso, quando va tutto a rotoli.



Ma se io dovessi dire a chi è agli inizi da cosa partire, senza dubbio gli suggerirei di rafforzare quello interno.


E’ chiaro che più ci rafforziamo dentro più tutto quello che di brutto ci accade fuori ci rimbalza addosso.

Ma, visto che come abbiamo detto, il passaggio da emo ad autostima a palla è lungo e tortuoso, bisogna ricevere feedback dei nostri progressi. Anche solo per capire se ci stiamo muovendo nella direzione giusta o meno.



Altrimenti siamo come quelli fanno un’intera vita di castità con la promessa che otterranno l’accesso al paradiso.



@Kierkegaard 3489 wrote:
Da quando ho letto la tua firma sei il mio nuovo idolo. 14qw


Il bello è che è tutto vero :cool:

Si può cambiare, anche se il processo è lungo. Io non pensavo potesse succedere ,perchè ho sempre tenuto un atteggiamento negativo e chiuso, con tutto e tutti. Ogni occasione era buona per darsi una zappata sui piedi. Pensare e vivere positivo mi sta dando una visione delle vita nuova e rinnovata. C’è chi dice che è impossibile volere veramente una cosa perchè accada, ma invece funziona. Quando non funziona è perchè non si è mai voluto veramente una cosa. Deve essere una cosa profonda con se stessi.

Da quando il mio modo di vivere è “cambiato” mi sento una persona più bella, nuova e godo del tempo che mi è concesso vivere.

Volevo profondamente cambiare, piacere, e la vita mi sta regalando più adesso che in 30 anni passati a compatirmi e a farmi milioni di seghe mentali.

L’ultima l’altro ieri. Vivo solo in un appartamento. Mi è difficile venire incontro alle spese perchè la vita è piuttosto cara quindi stavo prendendo in considerazione di avere un coinquilino, ma avendo due cani sono sempre stato un po’ frenato e scettico, oltre che un po’ franato dall’avere una persona per casa “estranea”. Ho tolto le seghe mentali e ho iniziato a vivere e sapete cosa mi ha regalato il mio universo!!! “Non solo un coinquilino, ma il COINQUILINO”… Ci siamo trovati subito in sintonia e amche lui è un seduttore!! Chi l’avrebbe mai detto. Non vedeva lora di trovare una persona che avesse le sue stesse attitudini a migliorarsi e a rimorchiare. Ma non è ancora finita. Lavora nel mondo della moda e lo spettacolo e ha modo di conoscere modelle e donne bellissime a tutto spiano.

Quindi tirando le somme la mia vita è cambiata nel giro di pochi mesi perchè veramente lo volevo e lo voglio. Ho trovato un amico con interessi simili. Ho conosciuto una donna spettacolo e le sue amiche strafighe. Il 27 novembre sono invitato insieme al mio amico ad una sfilata di moda e ad un party connesso dopo, il che vuol dire tanto divertimento e rimorchio a tutto spiano. Il mio coninquilino mi ha detto “Sei pronto a rimorchiare che c’è ne torniamo a casa con due modelle”. Quindi imparate da Zio Spagnolo e Aptero che la sanno lunga. Anche quando le cose sembrano irrimediabilmente compromesse, anche quando c’è qualcosa di cupo all’orizzonte,se si vuole veramente una cosa alla fine la si ottiene. Voglio una VITA SPERICOLATA e me la prendo con tutte le forze!!!



Come dico sempre agli amici ultimamente:Il tempo è breve per vivere una vita senza EMOZIONI, ogni ATTIMO che passa non ritorna,quindi quando fai una cosa che non ti PIACE e non ti AGGRADA, non ti SODDISFA, molla TUTTO e pensa che non vale la pena perdere il tuo PREZIOSO TEMPO che ti è stato concesso. QUINDI VIVI !!!

bellissimo perchè sembriamo un branco di sciroccati che si caricano l’un l’altro dicendo di vivere il momento e di cogliere ogni occasione… peccato però che funziona veramente!

@John 3502 wrote:

bellissimo perchè sembriamo un branco di sciroccati che si caricano l’un l’altro dicendo di vivere il momento e di cogliere ogni occasione… peccato però che funziona veramente!




Ma noi siamo un branco di sciroccati. E io, ne vado fiero.





Jonh il fine di questa sezione, è creare un sincero ENTUSIASMO nei confronti della Vita.

@Kierkegaard 3476 wrote:



E’ inutile ripetermi allo specchio che sono un figo se poi effettivamente non lo sono e prendo 10 pali su 10. E’ per questo che è importante ricevere dei feedback positivi sul campo che confermano il nuovo atteggiamento e più precisamente la nascente immagine di te stesso.


@John 3492 wrote:
E' chiaro che più ci rafforziamo dentro più tutto quello che di brutto ci accade fuori ci rimbalza addosso.
Ma, visto che come abbiamo detto, il passaggio da emo ad autostima a palla è lungo e tortuoso, bisogna ricevere feedback dei nostri progressi. Anche solo per capire se ci stiamo muovendo nella direzione giusta o meno.


Mi trovo a dissentire leggermente con queste affermazioni. Perlomeno io, personalmente, ho percepito la filosofia di vita di seducere in modo diverso :)
Ne approfitto per dare la mia versione del Game.
Concordo che non serva ripetersi allo specchio di essere fighi per esserlo: quello è narcisismo, non autostima. L'autostima è quando ti stai guardando allo specchio e, involontariamente, ti esce fuori dalle labbra un "va che figo che sono".

Molto dipende dal punto di partenza: per uno che non ha mai nemmeno tentato un approccio con una ragazza, prendere 10 pali su 10 è già qualcosa che lo rende più figo. Per uno che viene da 10 successi di fila, 10 pali dovrebbero farlo riflettere in qualche maniera.
Posso essere d'accordo che avere dei feedback positivi possa dare conferma dei progressi compiuti. Tuttavia intravedo un rischio nel darvi troppa importanza, soprattutto per chi come molti di noi è appena all'inizio del percorso: quello di modificare il proprio Inner game, e l'atteggiamento che ne consegue, in base a questi fattori esterni. In pratica assumere un comportamento per il fatto che esso è accettato socialmente, o per il fatto che grazie ad esso si riuscirà a piacere a quella particolare persona.

Personalmente quello che sto cercando di fare è un processo diverso, ossia il rimuovere proprio l'idea di dover piacere agli altri, e la conseguente paura di fare cazzate che potrebbero compromettere la mia accettazione a livello sociale. Poi se ricevo feedback positivi (e sta avvenendo) tanto meglio, se ricevo feedback negativi (e sta avvenendo anche questo) li valuto certamente, e posso anche arrivare a modificare il mio comportamento o la mia strategia in seguito a tale riflessione. Non godo nel provocare sentimenti negativi nelle persone, ad esempio. Se scopro che un mio atteggiamento ha fatto male ad una persona, è chiaro che lo modifico. La flessibilità va bene. Tale riflessione però non sconvolge certo la mia interiorità e le mie convinzioni riguardo me stesso, se queste sono spinte dalle migliori intenzioni. Certo, se dopo un singolo rifiuto mi trovo con il morale sotto i tacchi e con una voglia matta di nascondermi o suicidarmi, allora si che la riflessione può portarmi a cambiare e rafforzare l'Inner game. Ma per stare bene con me stesso, e non per piacere agli altri :)

In sostanza sono d'accordo sul fatto che Inner game e Outer game vadano a braccetto, ma secondo me l'Outer dovrebbe essere la spontanea conseguenza sociale dell'Inner, cui si aggiunge magari qualche giochetto e qualche cazzata per rendere il tutto più colorito e divertente. Dovremmo giocarlo senza nemmeno rendercene conto. Gli effetti sull'Outer però sono influenzati anche da altri fattori: ad esempio l'ambiente, le persone con cui si interagisce, il tipo di interazione. Ma il tutto è gestibile, quel che occorre per farlo è l'esperienza.

Questo perlomeno è il mio percorso, io me la gioco così :D

Per il resto, direi che non solo cambiare è possibile, ma azzarederei qualcosa in più: è impossibile non cambiare. Ogni evento che ci si para innanzi contribuisce a formare, modificare o confermare l'idea di noi stessi e del mondo che abbiamo. Insomma modifica il pensiero, quindi la percezione successiva delle cose e l'atteggiamento che ne deriva. Tutto cambia, tutto scorre. Panta rei, diceva Eraclito. Ma mentre la maggior parte della gente subisce questo cambiamento in modo passivo, con inerzia, a noi è data la grande opportunità di condurlo in modo attivo, con padronanza.
Anche dopo il settimo compleanno, eh XD

Allanon: "In sostanza sono d’accordo sul fatto che Inner game e Outer game vadano a braccetto, ma secondo me l’Outer dovrebbe essere la spontanea conseguenza sociale dell’Inner, cui si aggiunge magari qualche giochetto e qualche cazzata per rendere il tutto più colorito e divertente. Dovremmo giocarlo senza nemmeno rendercene conto."



Infatti E’ assolutamente così.



"Per il resto, direi che non solo cambiare è possibile, ma azzarederei qualcosa in più: è impossibile non cambiare. Ogni evento che ci si para innanzi contribuisce a formare, modificare o confermare l’idea di noi stessi e del mondo che abbiamo. Insomma modifica il pensiero, quindi la percezione successiva delle cose e l’atteggiamento che ne deriva. Tutto cambia, tutto scorre. Panta rei, diceva Eraclito."



Non concordo in pieno: rimarresti sorpreso se sapessi quanti ragazzi conosco, che sono adesso così come erano anni fa. Nessun passo avanti, nessun passo indietro. Abitudine, routine, noia sono le cause di questa stazionarietà mentale, che non permette di cambiare. Sono sempre gli stessi, sempre uguali, fanno le stesse cose, coltivano sempre e solo gli stessi interessi.

Conosco anch’io persone del genere. Io stesso lo ero fino a qualche tempo fa :slight_smile:



Il discorso forse è più filosofico che pratico, in effetti. Ma se tu stai fermo e il mondo intorno a te si muove, alla fine ti troverai comunque in un punto diverso da quello di partenza. Questo intendevo.

Poi molti non se ne accorgono, altri si. Io mi sono accorto di essermi trovato in un punto diverso da quello in cui avrei voluto essere, ed è così che è iniziata la mia opera di cambiamento.

@ Allanon.



Sui feedback:



Sono daccordo sulla critica costruttiva che fai a Giacomo e ti spiego perché. Con l’aumentare del feedback positivo aumenta l’autostima, che in sostanza vuol dire che sono più sicuro di me e dei miei mezzi e che mi apprezzo per quello che sono, mi amo (auto-stima). Quindi teoricamente parlando, migliorando la sicurezza in se stessi dovrebbero migliorare anche i risultati.



Ora poniamo che all’inizio sono uno sfigato zerbino. Inizio a praticare il game e prendo 9 pali e una ragazza mi bacia. I 9 pali li percepisco come delle noccioline perché ormai ci sono abituato mentre il bacio sarà per me una cosa straordinaria! Viceversa quando l’anatroccolo si trasformerà nel cigno marpione l’unico palo su dieci lo vedrà come una tragedia. Come ricorda LoSpagnolo in questo blog “è tutta una questione di percezione”.



Quindi i feedback non è vero che “me rimbalzano” sempre. Anche perché sennò vuol dire che soffri di sindorme da distaccamento della realtà e c’è qualcosa che non va.



Sullo specchio:



Lo specchio può aiutare perché secondo Alcuni, non so se posso fare nomi, aiuterebbe a migliorare il linguaggio del corpo e più specificatamente l’espressività facciale. Un altro beneficio quasi “riflessivo” che si dovrebbe avere è il miglioramento dell’autostima perché ad un certo punto dovresti iniziare a vederti figo.



Devi sapere Allanon che tutti i più grandi seduttori della storia sono narcisisti. E anche quelli meno grandi. Una buona dose sana di narcisismo fa pure bene. E aiuta nella vita.



Sul condizionamento sociale:



L’apprezzamento degli altri è una cosa piacevole e sana. Diceva William James “il più grande desiderio degli esseri umani è quello di essere aprpezzati”. E’ sano e normale che noi ci muoviamo per ricevere l’approvazione altrui ma non deve essere una ricerca estrema. Bisogna mantere comunque una propria personalità, delle proprie idee e non farsi influenzare nelle scelte dal gregge, questo SI.



Nella mia esperienza personale, fra i miei coetanei, chi se ne strafotte del “social proof” è generalmente gente che non è riuscita a realizzarsi socialmente e ora fanno, recitano la parte, di coloro i quali se ne fottono. La realtà è che è solamente un modo per attirare l’attenzione, proprio quella per cui hanno cambiato atteggiamento; due modi diversi di ricercare la stessa cosa, lo stesso desiderio come diceva James.



E’ questo è il caso degli emo sopracitati da giacomo ecc…



…ci vuole equilibrio nelle scelte.





Ti ringrazio per l’intervento, è bello che ci siano delle divergenze di opinioni.

Penso si tratti di John, non di Giacomo XD



E la divergenza di opinioni è ricchezza! Ognuno gioca la sua vita a modo suo, ha i suoi obiettivi e i suoi percorsi per raggiungerli.



Il punto focale è il raggiungimento dell’autostima, le cui fondamenta io, personalmente, preferisco piazzare all’interno di me stesso. Sto facendo in modo che la mia felicità dipenda da ciò che ho dentro. Poi per carità, mattoni ed intonaco esterni vanno bene, ma sulla struttura che tiene su tutto voglio avere il pieno e consapevole controllo, riducendo l’influenza della valutazioni esterne al minimo. C’è un motivo per questo: il sistema che hai descritto te è simile a quello che adottavo prima del cambiamento, e non mi ha portato una felicità stabile. Ovvero quando avevo risultati positivi mi sentivo un re, quando invece non ne avevo mi sentivo una schiappa. E dopo un lungo periodo senza risultati apprezzabili mi erano sorte inutili paranoie che a loro volta mi bloccavano nell’azione, e non mi facevano percepire i reali errori che commettevo. Insomma il circolo può essere tanto viirtuoso se va bene, quanto vizioso se butta male.



Al contrario, il nuovo stile di vita che sto sviluppando, anche grazie a questo sito e alla lettura del mitico Dyer, non si basa così sui feedback. Io mi amo a prescindere. Se non mi amo, significa che qualcosa in me non va: allora agisco per cambiare ciò che non va, per essere la persona che voglio essere, una persona che io possa amare. Poi vivo nel mondo senza timore di mostrare questa persona, ricevendo apprezzamenti e critiche. Gli apprezzamenti fanno piacere, è ovvio, ma non sono il motore della mia azione. Checchè ne dica William James, il mio più grande desiderio non è essere apprezzato, bensì è spassarmela! XD

Parimenti le critiche le ascolto. Se sono costruttive colgo il punto di vista diverso, lo confronto con il mio, se lo trovo più vantaggioso posso anche decidere di modificare la mia opinione o il mio comportamento. Arrivo anche a ringraziare chi mi ha criticato se questo cambiamento mi aiuta a star meglio. Se invece sono critiche non costruttive, me le faccio scivolare addosso.



"Bisogna mantere comunque una propria personalità, delle proprie idee e non farsi influenzare nelle scelte dal gregge"



Il processo io lo vedo invertito, capovolto. Ossia: bisogna riuscire comunque a cogliere in modo costruttivo i feedback, pur avendo una personalità forte ed autonoma.

Se funziona è certamente il “metodo” giusto per te.



Comunque io ho trattato solo degli aspetti di come la vedo io. Magari quando faremo il raduno ne parleremo meglio e per me sarà un grande piacere, lo è tuttora. Grazie per il contributo

@Kierkegaard 3557 wrote:

@ Allanon.

Ora poniamo che all’inizio sono uno sfigato zerbino. Inizio a praticare il game e prendo 9 pali e una ragazza mi bacia. I 9 pali li percepisco come delle noccioline perché ormai ci sono abituato mentre il bacio sarà per me una cosa straordinaria! Viceversa quando l’anatroccolo si trasformerà nel cigno marpione l’unico palo su dieci lo vedrà come una tragedia.




Non credo che c’entrassi nulla, in effetti.



Comunque non concordo. Se un rimorchiatore che prende un palo ne fa una tragedia, vuol dire che ha costruito sè stesso sugli altri.

Quindi come persona vale meno di zero.



Ps: ovviamente se una persona è innamoratissima, beh ragazzi, può anche farne una tragedia!! Ma parlav di un palo normale.

@Allanon 3558 wrote:

il mio più grande desiderio non è essere apprezzato, bensì è spassarmela!




A mio parere la frase giusta dovrebbe essere “il mio più grande desiderio non è essere apprezzato, bensì apprezzarmi”, che è ben diversa.

Ragazzi sia chiaro, io credo fermamente nei principi di questo sito e adoro stare qua con voi a discutere sui nostri argomenti preferiti, anche perchè altrimenti in questo momento starei lavorando e starei producendo per il bene della Nazione, invece ceh stare qui a pigiare dei tasti.

Però quello che vorrei dire è che facendo il processo alle seghe mentali rischiamo di essere noi i primi a farcele!

Piacere a sè stessi. E’ stato provato in mille modi che questa è la base di tutto. Però non vorrei che ci mettessimo a filosofeggiare all’infinito sul vero significato di questo termine. E non vorrei nemmeno che nascondendoci dietro a “piacere a sè stessi” ci sottraessimo da certe responsabilità. Il concetto del piacersi è unico e limpido come l’acqua, ma i modi per raggiungerlo sono infiniti, e forse non tutti efficaci.

Quando avevo 18 anni e passavo i pomeriggi a giocare al pc, io piacevo a me stesso. Ero pure bravino e mi sentivo realizzato a battere gli altri su internet. Ma scopate 0, vita sociale blanda, forma fisica innominabile, look adolescenziale. Ma vi giuro, non me ne fregava niente!



E allora, secondo me, piacere a sè stessi è la base di una vita sana e soddisfacente, che non può prescindere, però, dal relazionarsi con gli altri. Come diceva aptero spiegando le 3 macroaree fodnamentali nella nostra vita, una di queste è l’amore, che inevitabilmente è frutto della relazione con gli altri. Un’altra è la richezza, che io intendo anche come ricchezza spirituale, di epserienze vissute, di obiettivi raggiunti, che inevitabilmente ci porta a relazionarci e ascontrarci con la vita di tutti i giorni. E in queste attività è inevitabile ricevere dei riscontri, non si può correre da soli.



Riassumendo credo che “piacere a sè stessi” è condizione necessaria ma non sufficiente a realizzare in pieno la propria vita. Altrimenti passiamo le giornate a masturbarci pensando a quanto ci piacciamo, ma non concludiamo nulla.



p.s. E’ chiaro che sul forum si fanno discussioni puriste per poi adattarle alla vita reale, ma non vorrei che ci alienassimo troppo da quella che è la vita reale, altrimenti addio a “godersi il viaggio” :wink:

@John 3589 wrote:



Quando avevo 18 anni e passavo i pomeriggi a giocare al pc, io piacevo a me stesso. Ero pure bravino e mi sentivo realizzato a battere gli altri su internet. Ma scopate 0, vita sociale blanda, forma fisica innominabile, look adolescenziale. Ma vi giuro, non me ne fregava niente!



John l'unica differenza tra me e te quando avevi 18 anni è che io ho una forma fisica abbastanza salutare e ho 19 anni.... ma per il resto sembra di leggere la mia vita attuale (e a me invece frega)!!!:(